Osservatorio Povertà e Risorse

Dopo il Convegno ecclesiale di Loreto del 1985, la Chiesa rileva l’esigenza di “acquisire un’adeguata competenza nella lettura dei bisogni, delle povertà, dell’emarginazione” e decide che “un osservatorio permanente, capace di seguire le dinamiche dei problemi della gente e di coinvolgere direttamente la comunità ecclesiale in modo scientifico, non dovrebbe mancare in nessuna Chiesa locale”.

L’Osservatorio delle povertà e delle risorse (Opr), con una funzione esplicitamente pastorale, è uno strumento della Chiesa diocesana affidato alla Caritas quale “strumento a disposizione della Chiesa locale, per aiutare la comunità cristiana a osservare sistematicamente le situazioni di povertà, di disagio, di emarginazione, di esclusione presenti sul territorio e le loro dinamiche di sviluppo, comunicando e rivolgendosi alla comunità ecclesiale e all’opinione pubblica, favorendo il coinvolgimento e la messa in rete dei diversi attori sociali impegnati sul territorio – verificare ed approfondire l’utilizzo delle risorse e stimolare eventuali proposte di intervento”. (Osservare per animare, p. 26)

Compito dell’Osservatorio è rilevare le situazioni di povertà e le risorse del territorio mettendo il tutto a disposizione della comunità cristiana perché abbiano elementi utili per attivare una progettualità pastorale aderente il più possibile alla realtà.

Il lavoro dell’OPR è anche essere messo a disposizione delle istituzioni civili e dell’opinione pubblica nel suo complesso, per offrire significativi elementi di riflessione in concomitanza o per la realizzazione di iniziative pubbliche.

L’OPR ha come oggetto specifico di lavoro la conoscenza:

delle condizioni delle persone fragili, delle cause e delle dinamiche di sviluppo dei loro problemi;
delle risorse disponibili per l’accoglienza delle loro fragilità, soprattutto in termini di servizi;
del contesto ecclesiale, della storia della carità della diocesi e delle forme organizzative che questa ha assunto negli anni;
del quadro legislativo e normativo che le riguardano, direttamente o indirettamente, per permettere alla Caritas diocesana di intervenire anche sul piano dell’advocacy.
L’attività di osservazione va quindi considerata come metodo pastorale ordinario e sistematico di approccio alla realtà, per una Chiesa (e quindi per delle parrocchie) che vuole pensare prima di agire, evitando così il rischio che la programmazione della pastorale della carità identifichi i propri obiettivi affidandosi alle impressioni soggettive, rincorrendo le emergenze, limitandosi alla conoscenza superficiale dei problemi senza andare alle loro cause.

È per questo che il lavoro dell’OPR, oltre ad essere strettamente connesso con quello del Centro di ascolto diocesano (fonte privilegiata di rilevazione dei dati sulle povertà), deve necessariamente porsi in sinergia con quello del Laboratorio per la promozione Carità.