AVVENTO 2019

La dispersione scolastica è una delle cause principali della bassa scolarità. A livello nazionale i dati sono allarmanti. Siamo gli ultimi in Europa e dal 1995 ad oggi sono stati “persi” 3 milioni e mezzo di studenti, non per nulla siamo i primi in Europa per numero di Neet, persone tra i 18 e i 34 anni che non studiano, non lavorano, non seguono una formazione. Sul piano economico questo ha ricadute gravi per lo Stato e sicuramente ritarda la ripresa economica. Stando alle ultime ricerche infatti un anno in più di scuola potrebbe produrre un aumento del salario dal 4 al 10%. Più istruzione significa più lavoro, più protezione per la salute, meno spese di welfare, più successo per le imprese. Occorre considerare che a livello europeo il diploma di scuola superiore è ritenuto il livello minimo di studi auspicabile e che è stata data come meta da raggiungere per il 2020 il 40% di individui laureati. Il Piemonte, tra gli adulti di 30-34 anni, ne ha il 26,4%. Nel rapporto uscito a gennaio di quest’anno del World Economic Forum, parlando degli scenari futuri del lavoro si ritiene che solo più un mestiere su dieci sarà fattibile da chi ha abbandonato gli studi e che servirà maggiore specializzazione e competenza per accedere al mondo del lavoro sempre più automatizzato. Investire sulla lotta alla dispersione scolastica e sull’incremento della formazione adulta gioverebbe quindi sia alle imprese, sia alle istituzioni per le tantissime ricadute positive in termini di occupazione e armonia sociale. Puntare sulla preparazione delle persone significa in larga parte affrancarle dall’emarginazione e dalla povertà, aumentare l’inclusione, le relazioni, l’autostima. Proprio per questo la Caritas diocesana ha lanciato per l’Avvento la campagna «Più uguali in partenza. Bassa istruzione e povertà». Di fatto le persone che si rivolgono a noi hanno in larga maggioranza un titolo di studio che non supera la terza media Al solo Centro di ascolto diocesano le persone straniere in carico nel 2018 avevano per il 45% la sola licenza media e per il 18% la licenza elementare o meno. Il 10% aveva un attestato di formazione e il 14% un diploma di scuola superiore. 7 persone, il 3%, disponeva di una laurea conseguita nel paese d’origine. Il 60% era ed è senza lavoro. Gli italiani – 45%  di presenze sul totale dei nostri beneficiari –  hanno ancora meno titoli: licenza media il 53%, 17% la sola scuola elementare o senza titolo alcuno. Ed il 67% non ha  lavoro. Esiste una stretta relazione tra l’assenza di titoli di studio e la situazione reddituale di una famiglia, lo ha dimostrato bene una ricerca pubblicata a gennaio di quest’anno che Caritas ha condotto in Italia, Grecia e Portogallo. Più il percorso formativo è debole, meno sono le risorse economiche, maggiore è la marginalità sociale. La nostra Provincia di Cuneo, secondo molti osservatori, è davvero  molto attiva nell’ambito del contrasto alla dispersione scolastica. Serve quindi non solo formazione degli adulti, ma anche creare opportunità per un’istruzione più approfondita e duratura per i ragazzi e i giovani di famiglie disagiate che altrimenti non potrebbero permettersi di proseguire gli studi. Confidiamo perciò che il progetto proposto renda possibile un percorso di risalita di famiglie e individui che avrebbero forse tanto da dare al tessuto sociale, ma sono bloccati in un limbo di fragilità dalla quale anche i tanti aiuti assistenziali non possono realmente rialzarli.

Da qui nasce la campagna Avvento 2019 della Diocesi di Cuneo e Fossano “Più uguali in partenza”.